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Elena di Woke

Ci racconta Omero, o il collettivo che si faceva chiamare così, che Elena di Troia fu causa di una guerra lunga e sanguinosa.

A distanza di millenni, Elena, torna a seminare quantomeno discordia.

Il colore della pelle dell'attrice che interpreta Elena, ne "l'Odissea" di Nolan, mi suggeriscono possa far perdere credibilità all'opera. Estendendo la suggestione, allora, anche un'opera teatrale o tutte le finzioni sceniche messe in atto, dalle recite scolastiche ai saggi di recitazione di fine corso, possono essere inficiate dal colore della pelle dei protagonisti.

Non possiamo fare interpretare Hitler da un attore di colore (africano, asiatico, orientale), o un Mohamed Alì ad un bianco, indipendentemente dalla bravura dell'attore. Perché ne inficia la credibilità, affermano. Ne distorce la struttura storica, dicono. È una deriva woke, suggeriscono.

Come si evince dalla mia retorica, avrei da obiettare qualcosa. Nel particolare, su "l'Odissea", stiamo parlando di una interpretazione di un'opera di fantasia: un'opera che ha subito un percorso orale stratificato, magari volute dall'autore stesso, o dal collettivo. Stratificazioni che si saranno sicuramente succedute nel periodo di stesura del testo scritto in greco antico, e solo successivamente tradotto da qualcuno nella lingua in cui lo leggete, con adattamenti, modifiche e correzioni. Già la pagina esistente, una delle più antiche  conservata in Inghilterra, vedi video, contiene correzioni e immissioni in greco arcaico. Scrivevano a mano. E a volte non leggevano: copiavano. Errori, refusi, e revisioni storiche sono probabili conseguenze. Tutto ciò per comprendere una cosa sostanziale: partendo dall'originale chissà a noi cosa è arrivato.

Ma torniamo a Elena.

Certamente l'abbiamo rappresentata in maniera differente, nell'immaginario collettivo, ma, a spanne, così, secondo me, la figlia di un Dio poteva anche essere scura di pelle. Voglio dire è un Dio, farà quel che cazzo vuole di sua figlia: magari la vuole abbronzata, magari con i capelli blu. Ma Omero non sapeva cosa fosse il blu, descrive il mare come vino e il cielo come latte, perciò da lui non lo sapremo mai.  E anche se fosse il contrario, anche se fosse diafana e bionda, un'attrice di origine africana non inficia la credibilità, perché non andiamo a toccare nessuna linearità storica: stiamo parlando di un'opera di fantasia reinterpretata. Non stiamo parlando di un documentario storico ma di opere cinematografiche e letterarie. Insomma tarpare le ali della creatività per un colore mi sembra eccessivo, anzi estremo. 

Voglio però allargarmi, ce li voglio mettere i film storici e biografici: la forma ha la sua importanza, ma il contenuto non può essere prevaricato da essa. Il film su Craxi, per fare un esempio, interpretato da un magnifico Favino, che ne studiò le movenze, la parlata e quanto altro poteva studiare, mi è parso un film di poco spessore, dove girava tutto intorno alla somiglianza dell'attore al personaggio interpretato. Aiutato anche dal trucco e parrucco, peraltro. In sostanza l'opera non mi è piaciuta e non mi ha trasmesso nulla, ma tengo a sottolineare che è una mia personale considerazione. Tornando agli interpreti, per quanto mi riguarda, un bravo attore può interpretare qualsiasi film e se lo giudichiamo dal colore della pelle c'è qualcosa che non va.

Ma non ho finito: è stata contestata anche una Biancaneve mulatta. Davvero. Io non capisco quale linearità storica o deriva woke ci sia nel rappresentare un personaggio di fantasia come si vuole. Tanto più che, come per l'Odissea, le favole erano orali, venivano tramandate, stratificate e modificate. Tutte diverse dall'originale, ma guai a metterci un personaggio con la pelle che non sia diafana. Chissà cosa penserebbero del Pinocchio nero di Marco Baliani!

Eppure, se ci riflettiamo bene, sono stati fatti dei passi avanti rispetto al teatro occidentale del 1400, o al Kabuki del 1600: lì le donne non potevano recitare e venivano interpretate dagli uomini. Ora le donne possono recitare. Le donne di origini africane possono fare personaggi africani, ad esempio. E lo stesso vale per gli uomini, di origini africane.

Perciò, infine, mi domando: sono troppo woke io o ha un problema chi non riesce a godersi un opera per via del colore della pelle di un'attrice o attore?

Che poi, a darmi del woke, mi fate un complimento.

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